martedì 2 agosto 2011

Le fiabe di Andersen nella furia della guerra

Ci sono molte cose che meritano di essere viste e meditate, al bellissimo museo che la città di Odense, in Danimarca, ha dedicato a Hans Christian Andersen, l'uomo che regalò al mondo la Sirenetta e il Brutto Anatroccolo, lui stesso nella sua vita brutto anatroccolo che con le fiabe si scoprì cigno.

L'altro giorno ero a Odense e al museo ci ho trascorso una mezza giornata senza alcun rimpianto, anzi.

Sono entrato in ciò che rimane della casa natale dello scrittore, ho seguito passo passo la sua vita, più disgraziata di quanto si possa in genere presumere, malgrado il successo e la ricchezza.

Per tutta la vita Andersen inseguì amori impossibili senza mai a farsi una famiglia. Però riuscì a incantare i bambini di tutto il mondo, generazione dopo generazione. Non avendone di suoi, passava molto tempo con i figli dei suoi amici più cari, strampalata figura di "zio" che faceva sognare con le sue parole.

Però la cosa che più mi ha commosso l'ho scovata nella sala dove si conservano alcune delle edizioni più rare e particolari delle sue fiabe. Per dire, ce n'è una in lingua della Groenlandia e una degli anni del nazismo, dalla quale è stato scrupolosamente cancellato ogni riferimento a una famiglia ebrea.

Ma ce un libro, soprattutto. Porta una data e un luogo: Leningrado, 1943.

Proprio così, è stato stampato durante l'assedio, uno dei più terribili della nostra storia. Quando i sovietici riuscirono a fermare l'avanzata dei tedeschi e a imprimere una svolta alla guerra. Mancava tutto, a Leningrado. C'era solo fame, con quei 125 grammi di una specie di pane che erano la razione giornaliera per ogni uomo e donna.

Mancava tutto, però trovarono il modo di stamparlo, quel libro.

E non erano i discorsi di Lenin. Erano le fiabe di Andersen.

1 commento:

  1. Andersen è uno dei miei grandi amori. Ho persino scritto un saggio sull'autismo sviluppando una fiaba. (nel 1988!)

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