lunedì 7 dicembre 2009

La vita da fiaba dello scrittore da fiaba


“Il sogno è l'ombra di una cosa vera”, dicono gli aborigeni australiani. E se le fiabe sono intessute della stessa materia del sogno, allora c'è molta verità, nella vita vera di Hans Christian Andersen, l'uomo che le fiabe le ha regalate a tutto il mondo.

Ci pensavo l'altro giorno, la vita di Andersen è una fiaba che potrebbe cominciare così: C'era una volta un povero ciabattino, che viveva nella città di Odense, a Fionia, la più dolce e ridente delle isole della Danimarca...

Andersen era il figlio di questo calzolaio e per la verità anche di una lavandaia alcolizzata. In passato c’è stato chi ha ipotizzato una lontana parentela con la famiglia reale danese, ma è facile si tratti solo di una leggenda, la realtà è che quella famiglia era tanto povera da vivere in una singola stanza e da mettere insieme il pranzo con la cena solo con molta fatica.

A soli 11 anni Andersen rimase orfano e si trasferì a Copenaghen per guadagnarsi da vivere come garzone di bottega. I suoi compagni di lavoro lo angariavano in continuazione, perché era brutto e goffo, e anche perché aveva un carattere introverso e modi effeminati. Oggi forse si chiamerebbe mobbing, o peggio.
Anche a scuola il preside lo disprezzava apertamente e gli diceva: “sei un ragazzo stupido, non combinerai niente di buono”.

Insomma, una vita apparentemente destinata alla solitudine e all'infelicità... non vi rammenta un po' la storia del brutto anatroccolo?

Però nella vita di questo ragazzo a un certo punto arrivò qualcosa. Oppure fu questo ragazzo che decise qualcosa e poi portò avanti questa determinazione: non si può dire.

O meglio, questo qualcosa c'era già da prima, perché vedete, quel povero ciabattino che lo aveva messo al mondo di pane in casa ne portava poco, però cercava di rallegrare il suo bambino raccontandogli storie e fiabe di ogni tipo.
Come un seme che gettiamo nel solco e che aspetta il suo tempo per germogliare.

Anche Andersen combatteva la tristezza raccontando fiabe ai più piccoli, che lo ascoltavano incantati. Poi un giorno decise di dedicarsi alla scrittura. E la scrittura divenne la sua vita.

Nel 1837 uscì La sirenetta. Hans Christian Andersen divenne una celebrità. Ma fu proprio Il brutto anatroccolo a consacrarlo grande scrittore. Un grande scrittore capace di consolare i brutti anatroccoli di tutto il mondo con Mignolina e la Principessa sul pisello, con il Soldatino di stagno e con la Regina della neve.

Sì, la vita di Andersen è stata proprio una fiaba. Una fiaba per rassicurarci che ogni bambino può diventare davvero uno splendido cigno. Sempre che non si sciupi il suo talento, che lo si coltivi come si farebbe con il più fragile, il più bello dei fiori.

1 commento:

  1. Che storia triste eppure non meno diversa da quella di molti, moltissimi anni. Forse dovremmo essere grati alle difficoltà che lui visse sulla sua pelle e che gli permisero, chissà, di fuggire nella fantasia e nella creatività.... Bella storia!

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