martedì 20 febbraio 2018

Un grandangolo per fotografare le possibilità della vita

Viene così facile tentare di classificare un libro, che figuratevi in questo caso: romanzo d'esordio, romanzo di formazione, che altro? Personalmente preferisco evitare, sarà che in genere i libri che mi convincono di più sono proprio quelli che sfuggono alle classificazioni o che potrebbero agevolmente finire in diverse caselle. 

Preferisco ascoltare la voce dietro le parole, sentire se mi arriva davvero, se mi dice qualcosa. E in questo caso, sì, è proprio così: dalle pagine di Grandangolo di Simone Somekh (Giuntina) si leva una voce fresca, originale, che cattura la testa e il cuore. E si va dietro a quella voce, ci si chiede come andrà a finire al protagonista che narra la sua storia in prima persona e agli altri personaggi che incrocia sull'arco di diversi anni e in luoghi diversi del nostro pianeta. 

Perché sì, questo tra le altre cose è anche un libro di viaggi, che mette insieme mondi diversi  e accorcia distanze incolmabili a prescindere dai chilometri di distanza: la Brighton di una comunità ultraortodossa ebraica e la New York della moda, il Bahrein della primavera araba e Israele - l'Israele di Tel Aviv.

Ma c'è altro, molto altro, perché questo è un romanzo che parla di libertà e di repressione, di cambiamenti che a volte arrivano per caso e a volte per scelta, di identità e di possibilità, del tempo necessario per perdersi e per ritrovarsi, di radici tagliate e di radici ritrovate.   

E non solo, perché la storia di Ezra, che abbandona l'ambiente soffocante in cui è nato e cresciuto per scoprire se stesso sulla strada dell'emancipazione religiosa e sessuale, è ricca di porte che si aprono si chiudono. Ci sono persone che potrebbero diventare importanti ma si perdono e persone che sembra appartengono al passato ma forse ci saranno anche nel futuro. 

C'è una grande passione come la fotografia, che Ezra coltiva fin da ragazzino e che lo porterà lontano, dimostrazione che nella vita serve coltivare una passione, a volte serve più del buon senso: soprattutto se è una passione come la fotografia, appunto, che ti consente di abbracciare mondo. 

E non solo, ancora, perché c'è anche il tema della libertà di stampa, c'è il modo di riflettere su quanto questa libertà sia intimamente connessa alle altre libertà, su quanto sia importante che i giornalisti siano presenti là dove le cose accadano, che possano documentare e testimoniare. Altrimenti è come se certe cose non fossero mai accadute. Non è tema banale, all'epoca delle fake news imperanti.

Basta? Mi sa che potrei aggiungere anche altro. Però mi fermo qui, contento che ancora una volta Giuntina non abbia sbagliato il colpo. Che poi sia il romanzo d'esordio, scritto da un giovane giornalista a 21 anni, in fondo è solo una curiosità.

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