giovedì 31 marzo 2016

Carofiglio e le parole dei passeggeri notturni

- Le menzogne peggiori si nascondono dietro gli avverbi. E sai qual è l'avverbio più pericoloso di tutti?
- Quale?
- Assolutamente. E' l'avverbio che nasconde le peggiori malefatte. Ricordatene quando diventerai grande.


Difficile classificare Passeggeri notturni, l'ultimo libro di Gianrico Carofiglio (Einaudi), difficile assegnarli anche un posto preciso nell'intera sua opera. Raccolta di brevi racconti, forse, ma anche di scritti che racconti non sono, che sono piuttosto microsaggi, spunti, rivelazioni. O piuttosto un almanacco che distribuisce in trenta titoli e trenta testi di tre pagine l'uno l'esperienza di un uomo che sa guardare oltre le apparenze e porre le domande giuste.

Voci raccolte nello scompartimento di un treno notturno, frammenti di conversazione a una cena o a una conferenza, citazioni prelevate da qualche rivista specialistica per una curiosità che non è certo da specialisti.

Parole che costruiscono una visione del mondo, parole che quel mondo provano a decifrare. Parole da maneggiare con cautela, restituendole a un significato preciso, trasparente, liberato dalle peggiori consuetudini.

Non è la prima volta, certo, che Carofiglio ci aiuta al buon uso della parola. Questa volta lo fa accompagnandoci tra storie, personaggi, aneddoti. In fondo è questo il potere della buona letteratura.




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