lunedì 26 ottobre 2015

Collezionare mosche, abbracciare il mondo

Tutti nell'intimo siamo collezionisti di mosche, anche se non ce ne siamo mai accorti.

Per accorgersene, o almeno per cominciare a coltivarne il sospetto, è consigliatissimo questo libro, uno dei più curiosi, strampalati, indefinibili, affascinanti che mi siano capitati negli ultimi anni. Già dal titolo, che sembra congegnato per mettere in fuga qualsiasi aspirante lettore che non rientri nel novero (immagino ristretto) degli appassionati di entomologia: L'arte di collezionare mosche. Autore lo svedese Fredrik Sjoberg, editore, come al solito per quanto riguarda i piccoli grandi libri che arrivano dal Nord, Iperborea.

Cosa sia davvero questo libro non è facile dirlo. Anzi, non ci sono riuscito nemmeno terminata la lettura: ed è parte importante del suo fascino. Romanzo, saggio, chiacchiera e divagazione.

C'è un'isola meravigliosa dell'arcipelago intorno a Stoccolma. C'è l'autore con il suo vizio di collezionare insetti, anzi, mosche, anzi una specifica famiglia di mosche, i sirfidi, che abbondano su quell'isola idilliaca. E da questi esseri viventi che quasi sempre sono per noi solo una fonte di fastidio se non di disgusto, quali pensieri, quali riflessioni sulla vita e tutto ciò che abbiamo dentro e ci circonda.

C'è grande umorismo, in queste pagine. Ma con la leggerezza ci sono anche tante cose importanti: perché dalle mosche, vai a capire come, si arriva a parlare di paesaggi dell'anima, di lentezza, di poesia dell'attesa. Si vola verso luoghi lontani, che l'immaginazione e la lettura  ci permettono di raggiungere, tanto da arrivare fino a una remota penisola siberiana il cui nome io avevo appreso solo sul Risiko. E ci scoprano tante figure curiose e dimenticate, esploratori e scienziati.

Può bastare? Sono convinto che a rileggerlo ne scoprirò, di altre cose


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