sabato 3 ottobre 2015

Calvino e l'alta marea di chi scrive libri

C'è una linea di confine: da una parte ci sono quelli che fanno i libri, dall'altra quelli che li leggono.

Io voglio restare una di quelli che li leggono, perciò sto attenta a tenermi sempre al di qua di quella linea. Se no, il piacere disinteressato di leggere finisce, o comunque si trasforma in un'altra cosa, che non è quella che voglio io.

E' una linea di confine approssimativa che tende a cancellarsi: il mondo di quelli che hanno a che fare coi libri professionalmente è sempre più popolato e tende a identificarsi col mondo dei lettori.

Certo, anche i lettori diventano più numerosi, ma si direbbe che quelli che usano i libri per produrre altri libri crescono di più di quelli che i libri amano leggerli e basta.

So che se scavalco quel confine, anche occasionalmente, per caso, rischio di confondermi con questa marea che avanza; per questo mi rifiuto di metter piede in una casa editrice, anche per pochi minuti.

(Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore, Mondadori) 

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