domenica 15 marzo 2015

Ripensando ai muri della storia, assieme a Marguerite

Non so se Marguerite Yourcenar abbia mai camminato lungo l'Hadrian's Wall, come sto facendo io in questi giorni. 

Pensate: le Memorie escono nel 1951, esattamente dieci anni prima del giorno in cui il pianeta si risvegliò per scoprire cosa era successo a Berlino. 

E ora lo capisco più di prima: il passato non è fermo una volta per tutte, così come è stato archiviato. Cambia con i nostri occhi. Non c'è solo il presente che sta nel tempo e il futuro che è un'incognita.

Anche la Yourcenar si guardava intorno. Non si preoccupava mica solo degli antichi romani. Leggeva l'autobiografia di Winston Churchill, signore di un'altra Britannia e in lui vedeva prima di tutto un uomo che, almeno entro certi limiti, sapeva spiegarsi e farsi capire. Scrutava il mondo così come era uscito dopo la guerra di Hitler. Si interessava dell'istituzione delle Nazioni Unite e, chissà, forse accarezzava la speranza di un governo mondiale capace di farla finita con tante cose. 

Meditava soprattutto sulla possibilità di un politico di genio, anzi, lo aspettava e lo auspicava. Uno da cui aspettarsi una pace duratura. 

Un po' come Dante Alighieri con  il suo Arrigo, un altro imperatore, un'altra speranza di pace: non che a entrambi sia andata un granché bene.

Lo stesso Muro, prima e dopo Berlino. In effetti un altro Muro, ai tempi in cui lei scriveva del suo imperatore.  

(Paolo Ciampi, La strada delle legioni, Mursia)

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