lunedì 23 marzo 2015

In Olanda, la mia idea di inverno

Questa pianura con tutte le gradazioni del verde. Queste file di salici piegati sull'acqua e dietro, belli dritti, i pioppi. Questi paesini in lontananza, di cui si intravede solo la punta del campanile e poco più. E le mucche ovunque. E la vela di un'imbarcazione che procede lungo un canale, solo che il canale, nascosto dietro l'argine, non si vede: perché perfino nei Paesi Bassi, evidentemente, non tutto si lascia scorgere, malgrado l'orizzonte spalancato. 

 Chissà come sarà, di inverno: saltare giù dal letto, schiudere le imposte, scoprire lo spettacolo del manto di neve intatto. Non sono sicuro, a dire il vero, che da queste parti abbiamo imposte, considerata la fame di luce nei lunghi mesi invernali. Però rende l'idea: il primo vero movimento dopo il risveglio, per accogliere la luce e la quiete. Un giorno di sole dopo la tempesta. La neve che copre tutto e che è leggerezza, riposo. Il bianco che abbaglia. 


È l'inverno che ho visto in molte opere fiamminghe e che da sempre è stata la mia idea di inverno, nonostante abiti in una città dove anni interi vanno in archivio senza nemmeno un fiocco. Da me la neve è quasi sempre solo un annuncio, un disagio, una poltiglia di fango.

Però per me è questo l'inverno. Una finestra che si apre al mattino e lo sguardo che spazia. Ovviamente anche il fumo che sale dal camino, promessa di tepore e di pasti caldi. 


La finestra e il camino. La mia idea di inverno che si porta, indissolubile, l'idea della casa: necessariamente ospitale.


(da Paolo Ciampi, L'Olanda è un fiore, Ediciclo)

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