lunedì 9 febbraio 2015

La suora e la professoressa ebrea, nel carcere insieme

Ci  sono storie come fili invisibili che solo i libri permettono di scorgere. Ci sono libri che ti prendono in contropiede, prima ancora che per le storie che raccontano, per le storie che suggeriscono, magari lasciandole lì, in quella penombra dove le evidenze e le possibilità danzano insieme fino a confondersi.

Questo è quanto ho provato leggendo un piccolo importante libro di Giovanna Lori, Sia benedetta la sua memoria, che mi sarebbe sfuggito se l'autrice non avesse a sua volta incontrato la storia che racconto io in Un nome: e quindi la storia di Enrica Calabresi, la professoressa ebrea che si avvelenò nel carcere fiorentino di Santa Verdiana per evitare la deportazione.

Prima di uccidersi lasciò un biglietto a una religiosa, affidandole quei pochi beni che le erano rimasti.
Chi era quella religiosa di cui non facevo nemmeno il nome?  C'era una storia dietro?

Ed ecco Giovanna Lori, che mi riporta a quel carcere e a quegli anni. Che con pagine scritte con buona penna ma soprattutto con ila forza delle emozioni mi consegna il nome e la storia che mi mancava: quella di Madre Ermelinda, suora che nel terribile periodo dell'occupazione nazi-fascista fece di tutto per salvare prigioniere o per recare loro un qualche conforto.

Con la forza delle emozioni, necessariamente: perché dietro questa religiosa dal fare burbero ma dal cuore grande come una casa spuntano anche le figure di un direttore del carcere che, insieme a lei, rischiò la pelle per non rassegnarsi agli ordini dei vari aguzzini. E insieme di una giovane figlia che, insospettata, riuscì perfino a comunicare con la Resistenza fuori. Rispettivamente il nonno e la figlia di Giovanna Lori.

Ecco, i fili invisibili che vengono allo scoperto. Le tessere del mosaico che compongono una storia, in attesa che altre vadano al posto giusto. Vite che balzano fuori dalle pagine di due libri, che si mescolano con vite di oggi, che lasciano intravedere perfino ciò che non potremo mai davvero sapere.

E ora quasi riesco a scorgerle insieme, Enrica e madre Ermenegilda, insieme sul ciglio della tragedia conclusiva. Sguardi e parole, umanità prima del veleno. 




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