domenica 23 novembre 2014

Il poeta verso l'angusto sentiero del Nord

I giorni e i mesi sono viaggiatori dell'eternità.

Ugualmente gli anni sorgono e tramontano. La nostra vita è un viaggio, che alcuni trascorrono in barca, altri per strada, finché non invecchiano i cavalli del loro carro. Non è la strada la nostra vera dimora? Lo mostrano i poeti d'un tempo che hanno incontrato la morte camminando.

Anche per me giunse il giorno in cui l'infinita libertà delle nuvole mosse dal vento chiamava a vagabondare lungo le coste selvagge di Ki.

Quando ritrovai la mia capanna in riva al fiume, l'estate era finita; e nel tempo che impiegai a ripulire il legno vecchio dalle ragnatele, anche l'anno era finito.

Con la primavera nebbiosa tornò il prurito di riprendere la strada verso la dogana di Shirakawa; gli dèi del viaggio chiamavano, e io non potevo ignorarli.

Rammendai quindi le braghe, infilai un cordone nuovo nei passanti del cappello e già vedendo sorgere la luna di Matsushima.

Ho venduto la capanna, ospite per qualche giorno nel padiglione del mio discepolo Sampu, ma prima di lasciare anche quest'albergo, ho pennellato una poesia su una sciarpa che ho appeso al pilastro:

Questa bicocca da eremita
non sarà più la stessa
casa di bambole

(Basho, L'angusto sentiero del Nord, Vallardi)



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