martedì 16 settembre 2014

Il noir sul lavoro che non c'è

Alain Delambre pareva avere tutto quello che si può pretendere dalla vita: un lavoro da manager, con relativo stipendio; la confortante idea di potersi permettere tutto o quasi tutto; perfino una bella famiglia, tenuta ancora insieme da sentimenti non inariditi. Ma cosa succede se a un certo punto la tua azienda si ristruttura (ovvero taglia) e ti manda a casa?

E' quello che succede ad Alain: e a quasi 60 anni, con le porte di altre società irrimediabilmente sprangate, niente è più come prima. Dovrà contentarsi di lavoretti che nemmeno uno studente fuori sede. Dovrà rinunciare a cene e vacanze, rattoppare gli abiti, ragionare sulla vendita della casa. Parabola triste, devastante, solo che a un certo punto pare schiudersi un'altra occasione.... Potrà essere suo quel posto, però prima ci sarà un finto sequestro, al servizio di una folle selezione del personale...

Mi fermo qui, tanto sono solo all'inizio e dopo se ne vedranno delle belle. Perché Lavoro a mano armata (Fazi editore) è prima di tutto un noir, firmato da uno dei maestri del genere, Pierre Lemaitre. O forse no, è  prima di tutto un romanzo che racconta la crudeltà del lavoro (e della sua assenza) nei nostri giorni.

Eh sì, un libro che non sai se leggere tutto di un fiato, provando a reggere il ritmo incalzante dei colpi di scena. Oppure se indugiare con qualche sconsolata considerazione sulle nostre insopportabili incertezze.


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