mercoledì 20 agosto 2014

Un bar per diventare finalmente adulti

Molto prima di avermi come cliente, il bar mi ha salvato. Mi ha ridato fiducia quand'ero bambino, si è preso cura di me quand'ero adolescente e mi ha accolto quand'ero un giovane uomo. Anche se siamo attratti, temo, da ciò che ci abbandona o promette di abbandonarci, alla fine credo che sia quello che ci accoglie a segnarci

Figlio unico di madre single, J.R. insegue la figura del padre, dj di New York, che conosce solo come una voce alla radio. Non lo troverà mai, o lo troverà solo quando sarà troppo tardi, come quasi sempre capita. Ma troverà un bar - un bar di quartiere, di quelli che fanno tanto America - che lo accoglierà con la sua varia umanità e lo farà crescere, accompagnandolo attraverso gli studi, le scelte del lavoro e degli affetti, la difficile battaglia per conquistare un senso e un equilibrio.

Bello, bellissimo, Il bar delle grandi speranze di J.R Moehringer (Piemme)
, uno dei più belli tra quanti letti negli ultimi tempi. Un libro che ho sottolineato fino a consumare la matita e da cui, a distanza di mesi, pesco ancora una pagina, una citazione.

Per intendersi, non un libro sull'alcol e relative sbronze. Si beve molto, certo, ma qui non siamo nei paraggi di Charles Bukowski e delle sue mosche da bar. Piuttosto è una storia su come si diventa grandi, sulla confusione dei giorni, sul modo in cui se ne può uscire.

E quante cose che ci sono: la gente del bar come un porto di mare a cui attraccano tutte le storie e i sentimenti, ma anche il rapporto tra la madre il suo unico figlio, una storia di amore poco più che adolescenziale complicata come solo a quell'età, gli esordi di colui che diventerà un grande giornalista... già, perché in questo libro così tenero e appassionante, melanconico e divertente, c'è anche il coraggio dell'autenticità. Il valore del raccontarsi mettendosi a nudo.

Un indimenticabile ritratto - leggo nella quarta di copertina - di come gli uomini rimangano, nel fondo del loro cuore, dei ragazzi perduti. Per una volta la quarta di copertina la sottoscrivo al cento per cento.

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