lunedì 21 luglio 2014

I libri non sono lunghi, sono larghi

Quando tutto quanto fa spettacolo, noi siamo gli spettatori. Sempre più passivi e annoiati, sempre più affamati di emozioni nei confronti delle quali siamo sempre più impermeabili. Lo stesso meccanismo delle dipendenze – tabacco o scommesse non fa la differenza. Lo stesso vuoto dei ragazzi del muretto.

A volte quando ci penso, lascio risuonare dentro di me le parole che furono di un grande poeta, Paul Valéry:

Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Ancora il presente, insomma, con i suoi problemi nei confronti del passato e del futuro. Ancora il tempo.
Solo che dove fin qui ho scritto tempo, ora vorrei cancellare e tracciare la  parola cultura.

È come il tempo, la cultura. Non è un flusso di messaggi che arrivano e scivolano via, allo stesso modo degli aggiornamenti su Internet. Anzi, è tempo, la cultura.

Quando ci penso mi viene da guardare con affetto i miei ospiti silenziosi e pazienti, le letture in attesa. E con gratitudine, oltre che con affetto, accarezzo anche gli altri ospiti, i libri che un giorno mi hanno fatto compagnia. Anche loro se ne stanno pazienti – e anche un po' rassegnati - sugli scaffali.

Pensare che per qualcuno appartengono a un'altra epoca, come i vecchi giradischi e le cabine del telefono. Roba da collezionisti, o poco più. Che tristezza.

 Per fortuna a soccorrermi c'è sempre qualche citazione. Queste parole di Umberto Eco, per esempio:

Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li hai inventati non puoi fare di meglio.

O più bella ancora, questa di Giorgio Manganelli:
 
Nessun libro finisce; i libri non sono lunghi, sono larghi.

Ed è vero, mi piace pensarli così, queste invenzioni così singolari. Tanto strette da lasciarsi sistemare una accanto all'altro in libreria. Tanto larghe da abbracciare il presente, il futuro. Il tempo. La vita.

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