domenica 8 giugno 2014

In questo mare che pare una lastra di marmo

Ancora una volta, in questo viaggio, ho il mare davanti. Il mare che non appartiene all’uomo ma che è ricco di storie dell’uomo. Storie che come navi vanno alla deriva o si incagliano. Che arrivano felicemente a destinazione o che arrivano dove non dovevano arrivare, complice un vento che cambia, una corrente inattesa, un guasto a bordo.

Lo dico io che ho più confidenza con la montagna e non sono mai salito su una barca a vela: il mare è il miglior elemento per un uomo che voglia accogliere sogni. Non dico realizzare sogni, dico accoglierli.

E ho Ernesto accanto a me. Ernesto che ora mi sembra grande e piccolo insieme, come se diverse età convivessero insieme. Cosa che in fondo vale anche per me e forse per per tutti. Quante volte mi succederà ancora di sentirmi ragazzino e poi magari di scontarla con i crampi allo stomaco?

Ernesto. Mi sembra impossibile aver generato questo bambino, così cresciuto, così bambino e così cresciuto. Vorrei poter ascoltare la risacca, giù in fondo, cullarmi nel ritmo dell’acqua aI fenomeni s’intersecano; vederne solo uno equivale a non vedere nulla. Strano, sembra più di un monaco buddista che di uno scrittore dell'Ottocento francese
vanti e indietro. Mi approprio almeno di una frase di Victor Hugo:
E acchiappo la sensazione che tutto è come davvero deve essere.

I gabbiani non si sono zittiti. In qualche modo io sono quella nave che mezz’oretta fa si è staccata e ora non si vede più. Sono quella nave ghermita da un nord più al nord, in questo mare che pare una lastra di marmo.

(da Paolo Ciampi, Le nuvole del Baltico, Mauro Pagliai edizioni)




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