giovedì 15 maggio 2014

Per correre lontano, assieme a Samia

Samia sono i suoi piedi che corrono veloci, lontano, più lontano ancora dalla gabbia di Mogadiscio, da quell'inferno di miseria e violenza, da quella spiaggia davanti al mare che i signori della guerra hanno ridotto a un campo di morte perfino per i bambini.

Samia è una maglietta sporca, un paio di pantoloncini in un paese che può uccidere una donna per un centimetro di carne scoperta, due scarpe da ginnastica che forse potrà avere se correrà ancora più forte.

Samia sono i suoi occhi stupefatti a Pechino, nello stadio delle Olimpiadi, e i suoi muscoli da uccellino che sembrano uno scherzo al cospetto delle americane e delle caraiibiche.

Samia è l'infinità di secondi che sfilano via quando anche la penultima ha già tagliato il traguardo ed è anche l'applauso del pubblico in piedi, per lei, mica per le campionesse, perché il pubblico ha capito benissimo da dove è arrivata.

Samia invece ha capito benissimo non da dove arriva ma dove vuole arrivare. Ancora alle Olimpiadi, questa volta a Londra: e chissà, questa volta sarà applaudita per aver vinto, non per una sconfitta che ha commosso.

Samia è questo coraggio, questa tenacia, questa forza che a volte solo lo sport sa regalare.

Samia è il mare che separa il suo sogno dalle Olimpiadi, l'Africa dall'Europa. Forse con un altro scatto e un salto da campionessa ce l'avrebbe fatta. Non sarebbe annegata sotto Lampedusa.

Samia è una farfalla che vola ancora alto. E' una campionessa come nemmeno la Marion Jones e la Florence Griffith.

Samia è una storia che Giuseppe Catozzella ha avuto il cuore e l'intelligenza di raccontare in Non dirmi che hai paura. Un libro che ci farà correre ancora più forte, ancora più lontano, solo per stare dietro a Samia.

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