sabato 19 aprile 2014

Quando il passato era ancora a disposizione

In assenza di futuro non restava che rivolgermi al passato.

Si capisce che appartengo a una generazione passata: quando il passato era ancora a disposizione. Oggi, in assenza di avvenire, ai ragazzi non resta che un eterno presente.

E il passato più recente cui mi rivolgevo, e che mi faceva sentire orfano, erano quegli "anni di rame" che furono i Settanta (che, come noto, iniziarono nel '68). I quali Settanta, poi, erano l'immaginaria continuazione della Resistenza, tutto assolutamente con la maiuscola. 

Lo diceva anche Carlo, all'osteria: "Noi ci sentivamo i nuovi partigiani". Non diceva però se aveva continuato a crederci. Io, quando lo diceva, ci credevo.

Degli anni Settanta mi sentivo orfano, per esser colpevolmente cresciuto nei plasticosi anni Ottanta. Quella prima della mia sì che era stata una generazione potente, che invidiavo.

A me era toccata in sorte l'epica di "Drive in", invece, e maledicevo il tempo. Amavo tutto dei Settanta: la musica, il cinema, i libri. E rimpiangevo quando, nella mia terra, proprio in questa terra dove intorno non vedevo che il deserto, c'era una fitta schiera di ribelli. 

(Marco Rovelli, Il contro in testa. Gente di marmo e d'anarchia, Contromano Laterza)

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