giovedì 20 marzo 2014

Le parole di Beatrice per salutare la primavera

Le parole mi scorrono dentro, libere, mi attraversano e mi prendono.

Sono sangue, sono vita. In esse, professore, mi c’interno. E con esse ritorno fuori e abbraccio il mondo.

Non sono rincitrullita e lo so che le parole scritte resteranno scritte in eterno, e che le mie parole, invece, sono come nebbia nel vento che scappa, sono fumo che sale al cielo.

Ma la parola detta, la parola cantata, è bella perché è unica, perché è tutta piena di melodia.
E questa melodia conta più di me e persino più di lei, professore.

Perché la bellezza è fiore che sfiorisce e poi ritorna.

Perché la poesia è bellezza e la bellezza dura per sempre, anche quando sparisce. Perché è gioia che rimane, splendore che aumenta. E se gli altri se ne scorderanno alla svelta, noi le troveremo sempre un posticino indisturbato, come una pietra preziosa in uno scrigno.

E sarà dolce sogno, carezza di ricordo, salvezza.

Dove sono allora i canti della mia giovinezza? Vorrei illudermi, dire che sono un’eco che vibra ancora su questi nostri monti. Magari è davvero così.

Perché questi versi sono i fiori incolti di questa terra. Fiori che nascono e muoiono senza che nessuno debba curarsene.

Muoiono ma la primavera dopo sono di nuovo qui a rallegrarti.

(Paolo Ciampi, Beatrice, il canto dell'Appennino che conquistò la capitale, Sarnus)

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