mercoledì 23 ottobre 2013

Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito

Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito.

Così Harry Quebert, celebre scrittore americano accusato di un terribile delitto, spiega a Marcus Goldman, suo giovane amico che farà di tutto per discolparlo. Frase che si legge in una delle ultime pagine di La verità sul caso Harry Quebert di Joel Dickert  (Bompiani) - la cui trama, ovviamente, non vi racconterò. Frase che, fuori dal contesto narrativo, tutto sommato vale anche per questo libro.

Non che l'ultima pagina mi abbia provocato particolari rimpianti, a dire il vero. Anzi, dopo essermi tuffato con grande piacere, dopo aver nuotato a lungo e vigorosamente, verso la fine mi sono ritrovato in debito di ossigeno.

Succede con i cosiddetti casi editoriali. La verità è stato il best-seller dell'estate - mi ricordo che in vacanza a Creta ne ho visto anche due o tre copie intorno ai bordi di una piscina - e questo in genere per me solitamente rappresenta un invito alla prudenza - e all'attesa.

Succede con i casi editoriali, che quasi sempre non sono dei capolavori. E anche questa volta non tutto fila per il verso giusto: qualche ingenuità nella trama, qualche dialogo che proprio non funziona, dei personaggi che non sempre convincono. Come ho letto in un commento: Dickert è come un campione in erba, che ancora deve dimostrare tutte le sue qualità. Vedremo.

Però lo volevo, il giallone, volevo tuffarmi, appunto, e rilassarmi in una lettura che non indugia, non approfondisce, gode nello scoprire cosa succede e nell'andare incontro all'epilogo. E mi è piaciuto, come no.




1 commento:

  1. Devo dire che non mi è piaciuto, devo anche dire che se me l'avessero proposto come curatore di collana l'avrei rifiutato... si vede che ancora il fenomeno editoriale mi è oscuro!

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