lunedì 28 ottobre 2013

Italo Calvino con gli occhi della figlia



- Qual è la prima definizione che le viene in mente, pensando a suo padre?

Penso che lui abbia lavorato al fine di non poter essere ridotto a una sola definizione, e che ci sia riuscito.

Che bello l'album di ricordi che Antonio Monda, sulla Repubblica di qualche tempo fa, sfoglia insieme a Giovanna, figlia di Italo Calvino. Malinconia, dolcezza, rigore intellettuale. Un frullato di emozioni ma anche di stimoli per proseguire l'avventura della mente.

Non deve essere stato facile crescere e poi staccarsi da un padre come Italo. Eppure quanti affetti che si mescolano alle letture di una sera o di un giorno d'estate, alle conversazioni tra i genitori e con i genitori su un libro, alle frequentazioni di altri scrittori - per dire, gente come Octavio Paz o Mary McCarthy.

Una frase del babbo che le è rimasto particolarmente impressa, e suona diversa se a ripeterla è un figlio:

Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.

Un libro del babbo che non è finito, e anche questo ha un significato diverso, per un lettore così particolare:

Ho letto quasi tutti i suoi libri. E devo dire, con un certo sollievo, che mi piacciono molto. Ma per esempio Il visconte dimezzato non l'ho letto tutto, anche se in pubblico faccio finta di conoscerlo.

E la prima immagine che del babbo le viene in mente, mica con il volto nascosto tra le pagine o chinato sulla macchina da scrivere:

Un suo autoritratto, in una lettera che mi mandò quando aveva otto anni, in cui lui è alle prese coi ferri cercando di fare la calzamaglia.

Vive negli Stati Uniti, Giovanna. Ancora non ha scritto un libro sul babbo. 

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