domenica 22 settembre 2013

Scrivere un libro non è facile, però....

Scrivere un libro non è facile, ho ripetuto le sue parole mentre serpeggiavo verso il mare, verso il basso, per via Freud.

Non è facile, ma ce l'ho fatta. Mi sono mosso. Sono uscito dal mio recinto e sono andato avanti a galoppare per due mesi. Senza che mi finisse l'ossigeno.

Certo, l'ho fatto in nome di Ofir. In nome dell'armonia dei bigliettini. Ma se l'ho fatto una volta significa che posso farlo di nuovo. Posso liberarmi dalle mie catene. Dal pessimismo paludoso. Dall'autocontrollo scettico. Posso esprimere dei nuovi desideri per i Mondiali del 2006, e questa volta realizzarli. Posso cambiare. Rivelarmi. Trovare uno scopo. Posso amare un'altra - non Yaara.

Posso - davanti a questo mare che mi si spalanca davanti in tutto il suo scintillio - posso persino continuare a essere amico dei miei amici in futuro, e non solo congelarli nel tempo attraverso la scrittura.

E' vero, la loro vita prossimamente diventerà molto diversa dalla mia, ma ciò non significa che il libro sia destinato a essere un requiem.

(Eshkol Nevo, La simmetria dei desideri, Neri Pozza)

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