venerdì 13 settembre 2013

Ma Sandokan sono i lettori, quello che i lettori vorrebbero essere.

E su questo ci potete giurare. Nei pigri pomeriggi d'estate in cui Emilio Salgari mi teneva compagnia io ero andato via da un pezzo, e da un pezzo ero approdato a Mompracem: ero Sandokan, o forse ero Yanez, dipende.

Ma se Sandokan è il suo lettore, questo è vero anche per chi Sandokan ce l'ha portato in dono.

Si scrive per vivere molte vite.

Così dice il capitano Salgari nel bellissimo Disegnare il vento di Ernesto Ferrero, racconto di vita, narrazione a più voci, degli ultimi anni di uno scrittore che si inventò molte vite e se ne spogliò, fino a rubarsi anche l'ultima che gli rimaneva.

Un giorno lo trovarono con il ventre squarciato su una collina appena fuori Torino. Una sorta di harakiri borghese, roba davvero da romanzo. Samurai in trasferta dai territori dell'immaginazione.

Aveva vissuto molte vite, aveva viaggiato molti paesi, aveva affrontato avventure di ogni genere. Così diceva, così scriveva.

La sua vita erano i suoi sogni, le sue letture. Un mondo di carta. La sua vita è ancora oggi quella di carta.

Me la tengo stretta.

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