sabato 27 luglio 2013

L'umiltà che guarda oltre la firma

Il reportage ha di solito molti autori ed è grazie a un'usanza invalsa nel tempo che firmiamo un testo solo con il nostro nome. In realtà si tratta forse del genere letterario più collettivo che esista, giacché alla sua nascita contribuiscono decine di persone: gli interlocutori incontrati sulle strade del mondo che ci raccontano la storia della loro vita o della società alla quale appartengono, oppure eventi ai quali hanno partecipato o di cui hanno sentito parlare da altri.

Così affermava Ryszard Kapuscinski, uno dei più grandi reporter del mondo, in una delle sue Conferenze viennesi. Parole che invito tutti a rileggersi, non solo coloro che fanno lo stesso mestiere di Ryszard.

Ci sono molti modi di esercitare la gratitudine e uno dei migliori è accettare il fatto che il nostro lavoro non è solo nostro. Piuttosto, è un lavoro di molti, a prescindere dai riconoscimenti, dai compensi, dalle responsabilità.

Ci sono i molti, insomma, dietro il lavoro di un singolo  con le loro parole, i loro gesti, i loro movimenti.

Peccato che questa gratitudine, che è anche esercizio di umiltà, sia cosa di pochi.  Peccato perché non è solo un'esercizio di umiltà. Questa gratitudine fa anche bene.

Nessun commento:

Posta un commento