sabato 6 luglio 2013

I due che prendevano a calci il mondo

Mancava un libro che ci raccontasse questo scrittore capace di mettere il dito nella piaga, di raccontarci una mutazione antropologica colta da un angolo di provincia italiana, di fare luce in fondo su quello che siamo diventati e siamo ancora oggi, a costo di farsi maledettamente male. Mancava e per fortuna ci ha pensato Riccardo De Gennaro, che la storia di Lucio Mastronardi l'ha inseguita come un'ossessione, una bella ossessione.

La rivolta impossibile, questo è il libro venuto fuori dopo anni di lavoro su documenti e testimonianze. Un titolo che già dice molto su un autore fragile e spigoloso, bravo a capire tante cose prima degli altri e di farsi molto male, di raggiungere le cime di un buon successo letterario e quindi di buttarsi di sotto.

Scrittore di Vigevano - Di abitanti cinquantasettemila, di operai venticinquemila, di milionari a battaglioni affiancati, di librerie neanche una, così ne scriveva Giorgio Bocca - che seppe raccontare ciò che si nascondeva sotto il miracolo italiano. Scrittore che non si può non accostare a Pier Paolo Pasolini e a quell'altro grande da cui non posso prescindere, Luciano Bianciardi, anarchico di Maremma, orfano di ogni utopia. 

Lucio e Luciano: si conoscevano i due. Erano amici, di un'amicizia a cui non poteva bastare il talento. Entrambi in crisi, entrambi sconfitti da un mondo che avevano preso a calci. Due barche alla deriva, in attesa di naufragio. Luciano affonderà nell'alcool e quanto a Lucio, beh, forse basterà salutarlo proprio con le parole di Luciano:

Questo qui se lo mangiano le formiche.

Aveva capito tutto, il toscano.

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