giovedì 20 giugno 2013

Quando a Bologna le bici erano come i cani

E c'è uno scrittore che si capisce lontano un miglio che è un artista a complicarsi la vita - e magari gli piace pure. C'è un vicino di casa che custodisce una storia che è il segreto di una vita - e che vale la vita intera. Per dire, un ex meccanico di biciclette che quel segreto può raccontarlo solo al microfono di un registratore e un figlio che non è un figlio, ma che lo sappia o no è stato amato come un figlio.

E soprattuttutto c'è Bologna, la sua aria, le sue strade, la Bologna di oggi che è un po' ancora la Bologna di ieri, la Bologna dove la gente si portava dietro la bicicletta anche quando andava a passeggio, come il cane al guinzaglio, la Bologna dove, per dirla con Cesare Zavattini, uno non veniva considerato vecchio finché riusciva ad alzare il piede sopra il sellino.

Affetti, rimpianti, sprazzi di gioia, pensieri che rotolano via. Ritrovo il solito Paolo Nori, in questo A Bologna le bici erano come i cani (Ediciclo), e mi piace. Magari è solo una gigantesca divagazione appesa a un'esile gruccia, però sì,  mi piace.

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