mercoledì 1 maggio 2013

Con Karl Kraus, gli ultimi giorni dell'umanità

Pensare che di lui conoscevo soltanto Detti e contraddetti, con i suoi aforismi secchi come fucilate. Di ben altre fucilate si parla in questo libro gigantesco, torrenziale, smodato, evidentemente scritto di getto per non sottrarsi all'orrore della guerra, anzi, per gridarlo forte, per gridarlo fuori del coro.

Non è un certo un libro di cui è facile parlare, Gli ultimi giorni dell'umanità di Karl Kraus (Adelphi). Storia tragica che, appunto ha per protagonista l'umanità, chiamata a rispondere alle conseguenze del suo errore-orrore, quella Grande Guerra che prima di tutto è una guerra del mondo contro Dio.

Scritto in forma di dramma, tutto dialogo in una sequenza di atti e di scene, tutto questo sarebbe ovviamente irrapresentabile in qualsiasi teatro del nostro pianeta. Lo scrive nella sua premessa lo stesso Kraus:

I frequentatori dei teatri di questo mondo non saprebbero reggervi.

Però attenzione a cosa Kraus aggiunge al rigo dopo. La capacità di sopportazione mica ha che vedere con la lunghezza. Piuttosto il fatto è che questo dramma:

è sangue del loro sangue e sostanza della sostanza di quegli anni irreali, inconcepibili, irraggiungibili da qualsiasi vigile intelletto, inaccessibili a qualsiasi ricordo e conservati soltanto in un sogno cruento, di quegli anni in cui personaggi da operetta recitarono la tragedia dell'umanità.

E con ciò è servita anche la provocazione. L'intelligenza di Kraus, affilata come una lama, è già all'opera. A noi non resta che leggere.

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