sabato 27 aprile 2013

Sciascia: da noi non si scherza coi santi e coi fanti

«Scusate la lunghezza di questa lettera - scriveva un francese (o una francese) del gran settecento - poiché non ho avuto tempo di farla più corta».

Ora io, per quanto riguarda l'osservanza di quella che è la buona regola di far corto anche un racconto, non posso dire mi sia mancato il tempo: ho impiegato addirittura un anno, da una estate all'altra, per far più corto questo racconto; non intensamente, si capisce, ma in margine ad altri lavori e a ben altre preoccupazioni.

Ma il risultato cui questo mio lavoro di cavare voleva giungere era rivolto più che a dare misura, essenzialità e ritmo, al racconto, a parare le eventuali e possibili intolleranze di coloro che dalla mia rappresentazione potessero ritenersi, più o meno direttamente, colpiti.

Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuol fare sul serio.

Gli Stati Uniti d'America possono avere, nella narrativa e nei films, generali imbecilli, giudici corrotti e poliziotti farabutti. Anche l'Inghilterra, la Francia (almeno fino ad oggi), la Svezia e cosí via.

L'Italia non né ha mai avuti, non ne ha, non ne avrà mai. Cosi è.

(da Leonardo Sciascia, nota a il Giorno della civetta, 1960)

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