venerdì 19 aprile 2013

Nella nube dei libri che ho trovato quel giorno

Così alienato e derubato ritorno anche dal lavoro, silenzioso e in profonda meditazione cammino per le vie, oltrepasso i tram e le auto e i passanti nella nube dei libri che ho trovato quel giorno e che porto a casa nella borsa, passo sognante col verde senza neppure accorgermene, non urto contro i lampioni né contro i passanti, soltanto cammino e puzzo di birra e di sporcizia, ma sorrido, perché in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da loro apprenderò su me stesso qualche cosa che ancora non so

Che straordinario personaggio, che è Hanta, il protagonista di Una solitudine troppo rumorosa del grande Bohumil Hrabal, lo scrittore che amava raccontare conversazioni bagnate di buona birra, cieli stellati su Praga, personaggi strampalati.

Hanta è una goccia nel mare della vita. Hanta è un operaio. Hanta vive mandando al macero la carta. Grazie alle sue mani e ai suoi muscoli fiumi di parole finiscono sotto la pressa e spariscono per sempre. Solo che di tanto in tanto la sua attenzione viene richiamata da un titolo, da una copertina, da una pagina aperta a caso. E quel libro si salva, quelle parole tornano con lui a casa, lo accompagnano nella notte.

E' un uomo solo, Hanta. E' un uomo che si fa accompagnare da una moltitudine di voci e di parole.

Credo che tutti noi che amiamo i libri siamo un po' come Hanta. Costretti a lasciare inghiottire dall'oblio molte parole. Ma ben disposti a salvarne qualcuna.

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