giovedì 7 marzo 2013

Cosa cambia se i romanzi ci danno del tu

Ovviamente non può trattarsi di una coincidenza, e anzi, per come si sta mettendo, è assai di più di una moda passeggera o di una curiosità da segnalare. Insomma, qualcosa sotto ci deve essere, e bene ha fatto Valeria Parrella a parlarne sulle pagine di Repubblica, con un articolo il cui titolo - Perché i romanzi ci danno del tu - che rimanda anche a qualche tentativo di spiegazione.

Insomma, cosa vuol dire se sempre più nei romanzi si usa la seconda persona e quest'ultima dilaga anche sui titoli? Se finora non l'avete notato - io certamente no - sappiate che solo tra marzo e aprile e solo nella narrativa italiana sono attesi almeno una ventina di libri con titoli così: Mi riconosci, Promettimi di non morire, Piangi pure.... e così proseguendo.

Non che prima non capitasse, basti pensare a Non ti muovere della Margaret Mazzantini, ma anche a un Rex Stout che prima di inventarsi Nero Wolfe scrisse un capolavoro tutto in seconda persona. Ma ora... ora è davvero il trionfo della seconda persona.

E forse la spiegazione sta tutta in queste parole di Valeria Parrella:

Il primo "tu" che la copertina incontra sei proprio tu, lettore, sono proprio io, lettrice.

Non ci avevo pensato: il tu accorcia le distanze, supera gli imbarazzi e le ritrosie; il tu è una porta aperta, un invito a sentirsi a casa propria.

Prima di capire che il tu del titolo è un'altra persona, un personaggio del libro, inconsapevolmente quel tu sono io, siamo tutti, si viene risucchiati in un cerchio più stretto, un abbraccio che promette confidenza e calore.

E se anche questo può servire a ripristinare un rapporto appannato e riprendere la strada insieme, bene venga. 

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