lunedì 21 gennaio 2013

Se la prevalenza del cretino diventa grande narrativa

Ne avevano parlato Fruttero e Lucentini nel loro La prevalenza del cretino e il tema non era stato estraneo anche a un altro raffinato intellettuale come Carlo Cipolla, col suo Le leggi fondamentali della stupidità umana, però forse su questo terreno mancava ancora la grande prova di narrativa e ora sembra che sia arrivata. Sembra perché ancora non ho avuto modo di leggere Mille cretini di Quim Monzò, uscito in questi giorni per Marcos y Marcos.

Non lo perderò - anche perché mi affascina la figura retorica del cretino - ma intanto mi sono goduto quello che del libro (e della cretineria diffusa e dilagante) ha scritto su Repubblica Gabriele Romagnoli, sotto il titolo La fiera della stupidità (titolo che mi viene da confondere con La fiera della vanità: spesso trattasi della stessa cosa).

Afferma Romagnoli:

Nel catalogo di Monzò cretineria é: barattare l'amore con la pietà (tanto la passione brucia), avere nostalgia di un immaginifico ieri (quando non c'era la televisione, quando c'era la televisione e non il computer), non fermare una spirale quando inizia il suo corso (finché i maestri saranno irrisi da discepoli ignoranti). Così come lo è credere alla più trita delle proemsse elettorali, riempire un vuoto con una bolla di vanità, assuefarsi a tutto questo, dipingendosi sul volto il riso degli sciocchi che assistono al talk show più cretino del secolo.... 

E via di seguito per un elenco ovviamente opinabile, parziale, ampliabile pressoché all'infinito (regola quasi matematica), ma per cui vale senz'altro la conclusione di Romagnoli:

Da sempre uno degli scopi della letteratura è segnalare in modo scientifico il danno che si verifica nelle menti. Quim Monzò rileva con soavità, a tratti con qualche indebita tenerezza, che stiamo rincretinendo.

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