venerdì 25 gennaio 2013

Incontrando i turisti in quello che fu il mio lager

Sarò strambo ma mi pare che i visitatori, mentre tornano alle loro automobili, mi osservino come se di colpo fosse riapparsa sulle mie spalle la giubba a strisce e io stessi camminando sulla ghiaia con gli zoccoli. 

Si tratta certo di un'idea bislacca: però è vero che a volte, in momenti particolari, si è capaci di emettere un fluido invisibile ma potente, che gli altri percepiscono come la vicinanza di un'atmosfera insolita, eccezionale, e ne vengono colpiti come un'imbarcazione da un'onda anomala.

E chissà, forse sulla mia persona è rimasto davvero un qualcosa di com'ero in quel tempo.

Perciò tento di camminare tutto raccolto in me stesso, e quasi mi disturbano i sandali leggeri che ho ai piedi, che mi consentono un passo molto più elastico di quello che potrei permettermi se le mie calzature fossero ancora di tela e le suole di legno spesso.

(da Boris Pahor, Necropoli, Fazi editore)

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