mercoledì 26 dicembre 2012

Tolstoi e il cielo infinito del principe russo

"Che cos'è? Sto cadendo? Le gambe mi vacillano", pensò, e cadde supino. Aprì gli occhi, sperando di vedere come fosse finita la lotta dei francesi con gli artiglieri e col desiderio di sapere se l'artigliere dai capelli rossi fosse stato ucciso o no, se i cannoni fossero stati presi o salvati.

Ma non vedeva nulla. Sopra di lui non c'era più nulla, se non il cielo: un cielo alto, non sereno, ma pure infinitamente alto, con nuvole grigie che vi strisciavano sopra dolcemente.

"Che silenzio! Che quiete! Che solennità!", pensò il principe Andrej, "non è più come quando correvamo gridando e battendoci; non è più come quando l'artigliere e il francese si strappavano l'un l'altro lo scovolo con visi rabbiosi e spaventati; non è così che le nuvole scorrevano su questo cielo alto, infinito".

"Come non lo vedevo prima questo cielo così alto? E come sono felice di averlo finalmente conosciuto, Sì! Tutto è vuoto, tutto è inganno, fuori che questo cielo infinito".

"Non c'è niente, niente all'infuori di esso. Ma anch'esso non esiste, non c'è nulla all'infuori del silenzio e della tranquillità. E Dio ne sia lodato!"

(Da Lev Tolstoi, Guerra e Pace, Einaudi 1942)

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