venerdì 16 novembre 2012

Parole, nebbia e nostalgia dalle terre della Bassa

Storie come quelle che un tempo si potevano ascoltare in osteria, un bicchere di vino sul tavolo e il gelo delle ossa da scacciare alla svelta, anche con le parole.

Storie  di uomini  e donne, emerse da un tempo sospeso, da un mondo dove la realtà è più vera perchè mescolata alla fantasia, da una terra che ci piace pensare come un mondo a parte: la Bassa, fazzoletto di campi e cittadine tra Modena, Reggio, Bologna e Ferrara, per me altrove immaginario, lunga suggestione di film e altre pagine.

Storie che hanno bisogno di persone particolari per essere raccontate: lingua sciolta, immaginazione fervida, cuore generoso.

Sono molto diversi l'uno dall'altro i racconti che fanno parte de L'osteria della Fola di Giuseppe Pederiali (Garzanti), ma in ognuno di essi non si potrà non cogliere il piacere del cantore inesauribile, dell'affabulatore che dà voce a quella stirpe di uomini che, come dice lo stesso Pederiali, sa tenere i piedi bene dentro la propria terra e la testa tra le nuvole, magari fino a sfiorare la luna.

C'è qualcosa di Amarcord, qualcosa anche dei film di Pupi Avati, in queste pagine. Dolcezza, ironia, affetto, la capacità di sorridere e la malinconia. Come la Bassa che mi immagino: la nebbia che non si schioda mai, un pizzico di magia e la malinconia.

1 commento:

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