martedì 27 novembre 2012

Era così che rideva Firenze

Eppure c'è stato un secolo, l'Ottocento, in cui i giornali umoristici e satirici imperversavano, conquistando alla loro causa le migliori firme. 

Una bella fetta dell'informazione, anche politica, era, come dire, almeno condizionata da un giornalismo che miscelava sapientemente il serio con l'umoristico. E perché stupirsi, se anche uno come Domenico Guerrazzi, il democratico autore di truculenti romanzi storici, non disegnava di scrivere qualche breve testo umoristico? Per non dimenticarsi di quell'altro livornese, Carlo Bini, carcerato per motivi politici, che sapeva strappare e strapparsi qualche sorriso perfino nella miseria della sua prigionia.

Oggi sentiamo appena rammentare testate come il Lampione, la Chiacchiera, la Lanterna di Diogene. In pochi vanno a consultare le loro raccolte ingiallite e impolverate che custodiscono pochissime biblioteche pubbliche. 


Di quel secolo conserviamo piuttosto gli aulici discorsi sulla patria da fare, le invettive di Mazzini, i rigori di Ricasoli, le parole solenni sciolte in onore di eroi e martiri. E forse non ci piace nemmeno ricordare che in quello stesso secolo si amava scherzare su tutto quanto stava succedendo. 

Troviamo sconveniente, magari, che l'Italia sia stata fatta anche con qualche battuta di spirito.
 

Però quanto umorismo trovava ospitalità nei giornali fiorentini....

(dall'introduzione a Paolo Ciampi, Così rideva Firenze, Romano editore)

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