venerdì 5 ottobre 2012

Tutte le vite hanno una storia, ma poche sono scritte

Si sa cosa capita a chi racconta la vita di un altro: che poi perde la sua.

E' una riflessione di Eugenio Baroncelli, scrittore di Ravenna, biografo di mille vite, di cui qualche tempo fa ha parlato Roberto Saviano nella sua rubrica su L'Espresso.

Come persona che qualche vita ha provato a raccontarla non so se sono del tutto d'accordo: più che perderla, la propria vita, magari si finisce per complicarla, facendo propria anche la vita di altri.

Però mi piace molto quello che Saviano scrive di Baroncelli e della sua singolare propensione a raccontare biografie di persone poco note. Che poi per il lettore è la possibilità di far parte di quelle stesse vite, di illuminarle e riabilitarle.

Dice Saviano, a proposito di queste biografie:

Scandagliano l'umanità, la sintetizzano e riescono nell'impresa più complessa per il solitario mestiere di narrare: far sentire meno soli.
Quelle biografie danno la sensazione di appartenere alla molteplicità umana. A tutto quel rumore e a quel silenzio condiviso a cui sembra bello appartenere.

Parole che mi piacciono moltissimo e che accosto a quelle di Per Olov Enquist (l'autore del Medico di corte):

Tutte le vite hanno una storia, ma poche vengono scritte.

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