venerdì 12 ottobre 2012

Sos da Francoforte, sono tempi grami

Che le cose andassero male si sapeva, però una cosa è dirsela così, un'altra è ragionare sulla cruda evidenza delle cifre. E dunque, brutte cifre arrivano dalla Buchmesse di Francoforte in relazione all'editoria italiana. Siamo al cortocircuito: mentre più titoli e più copie sono immesse sul mercato, sono sempre meno le persone che leggono, anche un solo libro all'anno.

E' quanto denuncia l'Associazione italiana editori, segnalando un crollo del fatturato dell'8,7%  nei primi mesi del 2012. E' la crisi economica che svuota le tasche e frena gli italiani - magari a questo punto anche i lettori forti? Sono scelte editoriali sballate, non ultime quelle legate a un'ipertrofia produttiva e a una corsa esaperata alla novità piuttosto che alla cura del catalogo?

O è la sola Italia dove da sempre si legge comunque poco? Fatto sta che in Italia coloro che nel 2011 hanno comprato (e si presume anche letto) almeno un libro sono stati il 45,3%. In Spagna, dove l'economia, si sa, non è che proceda a gonfie vele, sono stati il 61,4%. E non parliamo della Francia o della Germania.

E per dirla tutta, a proposito di chi decanta le meravigliose e progressive sorti dell'ebook: rappresenta sempre lo 0,38% del mercato complessivo. Povero libro, povera cultura, povera Italia.




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