mercoledì 10 ottobre 2012

Rossovermiglio invecchiato, come un buon vino

Ora sanno tutti e due che quelle pungenti crudeltà erano involontarie come quelle dei bambini.
E adesso che saprebbero rimediare, sanno di non avere più il tempo, né il desiderio. Si sono guastati la vita a vicenda, con ammirevole perfezione. E questa consapevolezza non basta certo a riavvicinarli, né a consolarli. 


E' uno di quei libri che mi impongo sempre di leggere con qualche anno di ritardo, Rossovermiglio di Benedetta Cibrario (Feltrinelli). Per partito preso: dopo che non se ne parla più, dopo che altri libri hanno fatto seguito, dopo che l'effetto di un premio vinto e del successo editoriale non si avvertono più.

E quindi ho atteso e mi sono predisposto al meglio per sintonizzarmi con queste pagine. E se non ci sono riuscito al cento per cento non è colpa dell'autrice, ma solo mia: magari dipende solo da qualche dettaglio, sarà che sono un toscano che non ne può più di libri e film ambientati tra le colline e i vigneti del Chianti.

Però quante cose che ci sono in questo libro: Torino la sabauda e la Toscana che ancora non ha piazzato i suoi vini nei ristoranti a cinque stelle di New York; un bel pezzo di storia, tra l'Italia umbertina e l'Italia che esce dalla seconda guerra mondiale tra macerie e speranze; un matrimonio combinato e un sentimento che invecchia come una buona bottiglia in cantina, solo che il tempo migliorerà il vino, chissà se sarà lo stesso per la persona su cui si ripongono (o malripongono) tante speranze. E poi una donna intimamente sola, una donna forte, capace di ribellarsi alle convenzioni, capaci di fare scelte contro corrente.

Tante cose e tante belle pagine. Così ho risistemato questo libro sullo scaffale, come un vino in cantina. Chissà, forse per stapparlo di nuovo tra qualche anno, sperando che sia ben invecchiato, e migliore al gusto.

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