martedì 9 ottobre 2012

Il pitone l'uomo senza nessuno dentro

Forse basterebbe una frase come questa:

 So anche che esistono amori reciproci, ma io non vado in cerca del lusso. Qualcuno da amare è un genere di prima necessità.

O anche come questa:

Lei non ha capito, perché non sempre si vive nel medesimo sogno, e mi ha guardato un po' stranita.

Oppure questa, più lunghetta ma anche più spiazzante, anche nel senso più fisico del termine, visto che si parla di ciò che significa "sentirsi a casa propria":

Devo però confessare che il significato di tale espressione mi sfugge, visto che non mi sento a casa mia neppure a casa mia, mi sento invece a casa di qualcuno che non c'è, il che, beninteso, crea tra noi un vincolo fraterno di assenza reciproca ma rende quantomeno difficile frequentarsi. 

O qualche altra frase prelevata in qua e là - c'è solo l'imbarazzo della scelta. Mi fermo qui, perché è solo da leggere Mio caro pitone di Romain Gary (Neri Pozza), storia di un tale che pare scomparire dietro i numeri che maneggia ogni giorno nel suo lavoro di statistico, uno che forse è un uomo con nessuno dentro, come sostiene il suo capoufficio, o forse no, forse vive solo in un altro pianeta, oppure è la terra quale si conosce che ultimamente ha avuto dei problemi, fatto sta che un giorno questo tale torna da un viaggio in Africa con un gigantesco pitone che si mette in casa come un amante.

Finalmente avrà qualcuno con cui convivere e di cui occuparsi.

Sulfureo, grottesco, insofferente a ogni regola, della fantasia come della scrittura. E si ride, come no, ma poi dentro si allarga qualcosa che assomiglia a un buco nero di inquietudine e malinconia, e che mi sa abbia a che vedere con un senso di spreco, che non è solo di questo squinternato parigino. Così fuori di testa e così maledettamente vero.

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