venerdì 19 ottobre 2012

Che fine fece la donnina malvagia di Dickens

E' bella la storia che qualche giorno fa, sulle pagine della cultura di Repubblica, ci ha raccontato Emmanuel Carrère a proposito di Charles Dickens. La sintetizzo così.

E dunque Charles Dickens era ormai un autore di successo, che pubblicava i suoi romanzi sui giornali, suscitando un'attesa via via crescente. Stava succedendo anche per il David Copperfield, con lettori frementi per ogni nuova puntata.

Nel romanzo aveva fatto la sua comparsa una donnina - Miss Mowcher - che era tutt'altro che piacevole. Personaggio scaltro e viscido, la sua bassezza morale sembrava rispecchiarsi anche in quella fisica, visto che l'autore l'aveva ritratta come una nana.

Un giorno però a Charles Dickens arrivò una lettera. La firmava una donna che si lamentava perché, per le comuni caratteristiche fisiche, tutti gli abitanti del suo paese avevano preso a identificarla con Miss Mowcher. La sua vita era diventata un inferno.

E dunque, Charles Dickens non ci pensò due volte. Poco importa che Miss Mowcher ormai fosse entrata nella storia e che in un certo modo vivesse già di vita propria. Poco importa che il romanzo avesse in qualche modo bisogno della sua cattiveria. Dalla puntata successiva Miss Mowcher divenne tutt'altro: un angelo che abitava un corpo sgraziato. E così rimase, per sempre.

Riflessione di Emmanuel Carrère:

Penso che cambiare la trama di un libro per non ferire una donnina di uno sperduto paesino di provincia significhi, da parte di uno scrittore, dar prova non solo di una generosità senza limiti, ma di una libertà senza limiti.
Non è la stessa cosa in fondo?

E assai di più si potrebbe e dovrebbe dire sul rapporto tra vita e romanzi e sulla responsabilità dello scrittore nei confronti della vita. Ma già questo, basta e avanza.


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