mercoledì 19 settembre 2012

Un manoscritto per capire che la vita è sogno

Il sogno è una seconda vita, aveva detto qualcuno e lei, che non aveva mai sognato, cominciò a credere che probabilmente era per quello che aveva polverizzato tutte le illusioni. Chi, a ben guardare, dà agli uomini la certezza che quanto esiste o accade non sia soltanto un sogno e che la realtà visibile non sia solo apparenza?

Quante cose che ci sono dentro l'ultimo libro di Dianora Tinti, Storia di un manoscritto (Mauro Pagliai editore) Personaggi che ti accompagnano anche dopo che si è riposto il libro sullo scaffale, con vibrazioni di sentimenti che è più difficile mettere via; una storia che spinge a girare una pagina dietro l'altra per capire come andrà a finire - anche questo è il piacere della lettura - e vi dico solo che non andrà a finire come ci si potrebbe attendere che andrà a finire; e anche la bellezza dei luoghi, questa Maremma che sa ancora essere antica e capace di circondare di un'alone di magia i piaceri che regala.

Quante cose, ma soprattutto, per quanto mi riguarda, il senso del tempo che passa ma che non è detto cancelli tutto, delle parole che sanno strappare brandelli di ricordo, della tenacia di sentimenti che allagano la vita quotidiana, delle persone che spariscono ma che in qualche modo ci sono sempre, fosse pure per l'insostenibile combinazione di un manoscritto, sì proprio un manoscritto, apparentemente quanto di più inattuale ci sia oggi, all'epoca degli Ipad....

Un libro su ciò che rimane, con ostinazione, malgrado tutto. Anche se poi ciò che rimane, ciò che tra noi è sempre presente, sfugge a ogni definizione, impalpabile come una lettura, appunto, o come un sogno.

La vita è sogno, come l'opera di Pedro Calderón de La Barca. E leggendo Storia di un manoscritto, è inevitabile, queste parole si conficcano ancora più a fondo.

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