martedì 14 agosto 2012

Quel suono di flauto che è quanto rimane

Per Olov Enquist, svedese, non è uno scrittore molto noto in Italia, eppure nelle sue pagine c'è tutto il fascino, la profondità, che ci si attende dalla letteratura del grande Nord.

Ma soprattutto Il medico di corte (Iperborea): un libro tra i più belli tra quanti ho letto in questi ultimi anni. Un viaggio nelle atmosfere delle terre affacciate sul Baltico, ma anche nella storia, perché ci sono molti modi con cui i libri riescono a farci viaggiare.

Enquist racconta una storia vera: l'ascesa e la caduta del medico di corte che nel Settecento provò a cambiare il sonnolento regno di Danimarca realizzando un pezzo di utopia su questa nostra terra.

Pare impossibile che una storia come questa - ripeto, autentica - ti possa prendere e invece quando hai voltato l'ultima pagina è come se ti avessero strizzato lo stomaco.

Sarà che qui c'è tutta la grandezza e la miseria dell'uomo. Sarà che nel dottor Friedrich Struensee c'è tutta la tragedia dei grandi sinceri rivoluzionari che alla fine soccombono travolti dalle loro idee, incapaci di convincersi che la loro società è troppo perfetta per il cuore imperfetto degli uomini....

Però alla fine cos'è quel suono del flauto, quasi sospeso nell'aria, quel suono che quasi ci ammonisce sulla splendida perserveranza di certe idee... idee che non si lasceranno mai decapitare?

Che bellezza.

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