sabato 25 agosto 2012

Ma quanti discorsi sul tempo, in questo viaggio

Ma quanti discorsi sul tempo, in questo viaggio…

Sul mio tempo, sul tempo di Ernesto. Quanto ci penso. Temo di aver irrimediabilmente smarrito nel labirinto della memoria Ernesto a due anni, Ernesto a tre anni, Ernesto a quattro anni...

Come quando gli si sono spalancate le porte della prima elementare, un passaggio che presumo doloroso come un rito di iniziazione in una tribù dell’Amazzonia. Da allora in diversi si sono messi di buzzo buono per fare di quel frugoletto gioioso e caparbiamente indisciplinato un piccolo adulto, con quale scempio di fantasie e sogni, non so.

Il tempo corre, maledizione, un battito di ciglia e la nostra presunzione di eternità si dissolve.

Vorrei essere uno di quei giapponesi mezzo monaci e mezzo poeti per spiegarmi meglio.

Però il tempo non è solo tempo, è anche qualità del tempo. Capacità di assegnare priorità al tempo.

Rifletterci sopra mentre Ernesto è tutto assorbito dal suo diario è naturale come bere un bicchiere d’acqua. Naturale proprio ora che la luce filtra ancora dalla finestra senza persiane, come usa da queste parti, perché la luce non è da tenere fuori e sprecare.

Da sempre sono alle prese con la sensazione che il tempo sia agli sgoccioli, che il rubinetto possa chiudersi. Però stasera mi abbandono al verso del grande poeta libanese Khalil Gibran:

Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.
 

E meraviglia, ora c’è anche Ernesto che si volta verso di me, nemmeno mi avesse letto nel pensiero. Che si volta e mi dice:

Sai babbo, ho scritto che oggi è stata una bella giornata.

(da Paolo Ciampi, Le nuvole del Baltico, Mauro Pagliai editore)

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