sabato 4 agosto 2012

In bici ad Amsterdam alla fine frenavo solo io

Frequentavo poco Amsterdam, dicevo, ma da una settimana ci venivo ogni giorno perché avevo accettato di scrivere un libro sulla città. Mi era stato commissionato da una casa editrice italiana: raccontare Amsterdam dal punto di vista della bicicletta.


Ma il progetto stava prendendo questa piega pericolosa: una specie di guida che assomigliava a un racconto in cui le mie pedalate lungo i binari del tram, e le frenate e le leggere rincorse per arrivare sul dorso d'asino dei ponti che a volte sembrare di guadagnare lo Stelvio, dovevano servire da impalcatura alla descrizione dei posti.


Dosare il tutto, come il cuoco, ad esempio raccontare come le persone in bicicletta, al contrario di quanto succedeva a me, si muovevano armonicamente, simili ai banchi di pesce disturbati dall'orca che si sparpagliano e si ricompongono subito altrove.


E poi far notare che in mezzo a quel traffico di pedali e caos di campanelli che avrebbero dovuto segnalare emergenze, alla fine frenavo solo io.


Chiedermi come fosse possibile che la stirpe biciclettata fosse sempre così sicura del fatto che il passante avrebbe attraversato la strada in tempo, e la macchina non si sarebbe fermata e allora bisognava scansarla, mentre io stavo già inchiodando coi piedi sui pedali.


(Marino Magliani, Amsterdam è una farfalla, Ediciclo)

2 commenti:

  1. Thanks for this read mate. Well, this is my first visit to your blog! But I admire the precious time and effort you put into it, especially into interesting articles you share here!

    RispondiElimina
  2. Sono stata ad Amsterdam,una bellissima città , quando vedo o sento parlare di biciclette mi viene subito alla mente questa straordinaria città.Ottimo post.Maria Z.

    RispondiElimina