sabato 2 giugno 2012

Se lo scaffale dei libri è ancora al maschile

Intrigante, e anche un po' imbarazzante, ciò che spiega la scrittrice americana Meg Wolitzer in un articolo pubblicato dal New York Times - e ripreso poi da D di Repubblica, col titolo Malgrado che sia femmina - a proposito della difficoltà che le scrittrici incontrano ancora a emergere a confronto con i colleghi di sesso maschile.

L'argomento è spinoso. Tirare in ballo la questione femminile - nel senso di narrativa femminile - è un po' come parlare del debito di stato durante una cena. C'è chi si infastidisce, ritenendolo un argomento di cui si è parlato troppo e in modo inesatto, mentre alcuni lo considerano cruciale. 

Ci si infastidisce, eppure la questione del chi legge chi è ancora viva. E può succedere ancora che si incontri una studiosa che affermi cose così: Io quello che pensano le donne grosso modo lo so già. M'interessa di più leggere libri scritti da uomini.

Conclusioni di Meg Wolitzer, da sottoscrivere:

Alcuni autori maschi hanno confessato di invidiare alle donne il predominio femminile nella comunità di chi legge (e compra) romanzi. Si sente ripetere che le donne sono le principali consumatrici di narrativa, e alcune di loro ritengono che gli uomini, quanto a letture, siano casi così disperati che forse bisognerebbe smetterla di considerarli consumatori di narrativa di qualità. Di fronte a un'ipotesi del genere, più di un uono si sente comprensibilmente offeso. Ma lo scaffale più alto della narrativa di qualità - dove l'aria è pura, la vista magnifica, e un libro entra nell'immaginario del pubblico e nel dibattito culturale - continua a sembrare curiosamente, sproporzionatamente maschio.


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