domenica 3 giugno 2012

Mai guardare al futuro come a un nuovo presente

E' vero, a forza di guardare al nuovo che avanza, c'è il rischio di dimenticare ciò che avevamo già raggiunto, almeno come consapevolezza. Guardate per esempio a tutto il parlare che si è fatto in questi mesi sui rapporti tra Rete e letteratura. Non era stato già Italo Calvino, nelle sue Lezioni americane, a parlare di conoscenza e persino di romanzo come rete? E il web avrebbe visto la luce solo 10 anni più tardi....

Lo ha ricordato Gianni Riotta in un suo bell'articolo su Tuttolibri alla vigilia del Salone del libro di Torino:

Dite che Wikipedia ha inventato l'autore collettivo? Macché, già Bibbia, Odissea, Mahabharata, fiabe e ciclo di re Artù avevano un autore collettivo.

Insomma, le cose sono in movimento, ma non necessariamente questo movimento significa tagliare le proprie radici. E non necessariamente le profezie che si avverano ci allontanano dal passato. Sempre che si avverino, perché sentite cosa ci dice ancora Gianni Riotta:

Quanto ai predicatori di sventura digitale non ascoltateli troppo: nel 1894 il Times di Londra previde che entro il 1950 la città sarebbe stata sepolta da tre metri di sterco di cavallo.
Non calcolava l'auto, perché chi guarda al futuro come a un nuovo presente sbaglia. Sempre.


Il che è anche maledettamente confortante.



 

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