lunedì 25 giugno 2012

Alexander, che si sentiva personalmente responsabile

Si sentiva personalmente responsabile per le sofferenze e i mali di cui veniva a conoscenza. Da quest'ansia scaturiva il suo irrefrenabile attivismo...

Me lo ero quasi dimenticato, Alexander Langer, profeta inascoltato e soprattutto disarmato. Per fortuna mi sono imbattuto nelle pagine in cui Gad Lerner parla di lui, in Tu sei un bastardo.

Alexander Langer, nome tedesco ma cittadino del mondo, impermeabile e insofferente alle divisioni della sua città, Bolzano. Deputato europeo - un pianeta di distanza da quasi tutti i deputati europei che abbiamo avuto modo di vedere almeno in tv - e traduttore naturale tra paesi e lingue diverse.

Uomo che aveva intravisto la marea dell'odio etnico, del fondamentalismo armato. Presto avrebbe travolto tutto, se non si fosse fatto niente.

Quella volta il mondo non fece niente. E ci fu la guerra in Jugoslavia, la spaventosa mattanza nel cortile dietro casa.

Pare che l'assedio di Sarajevo e il massacro dei ragazzi riuniti per un concerto a Tuzla, nella primavera 1995, siano stati il colpo finale. L'idrovora che gli ha prosciugato ogni energia vitale.

Alexander Langer si impiccò a un albero di albicocche, sulle colline di Firenze. Una settimana dopo ci fu la strage di Srebenica.

Alexander Langer ci ha lasciato in eredità, tra tante cose, il suo Tentativo di decalogo per la convivenza multietnica. Abbiamo bisogno ancora di persone come lui, capaci di sentirsi personalmente responsabili.

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