mercoledì 14 marzo 2012

Che sia stato Goethe a inventare il compleanno?

Happy birthday to you.... è il tuo compleanno e pare la più naturale delle cose che sia un giorno speciale, un giorno da segnare sul calendario, soprattutto da far segnare agli altri sul calendario, un giorno in cui è naturale lasciarci andare, auguri, regali e magari anche qualche pennellata di malinconia, al cospetto del tempo che passa, che poi passerà anche domani, e domani l'altro... happy birthday to you.

E invece no, che sia un giorno speciale non è scontato, non lo è scontato per lo meno guardando retrospettivamente alla nostra storia, visto che non è poi da molto che il compleanno viene ricordato e soprattutto festeggiato. In fondo è un'invenzione anche questa. E L'invenzione del compleanno, giustappunto, è il titolo del libro che un grande storico come Jean-Claude Schmitt ha pubblicato per Laterza.

E dunque nel Medioevo non c'è proprio traccia di festeggiamenti. Sant'Agostino si opponeva fermamente al festeggiamento. E non era certo la classica voce fuori dal coro. Come ricorda Stefania Bertola su Tuttolibri in generale i cattolici trovavano più opportuno festeggiare il giorno della morte, in assenza del festeggiato.

E dal punto di vista di chi non crede all'altra vita: perché festeggiare un giorno che, nel caso, più degli altri pare avvicinarti alla fine di tutto?

E' nel Cinquecento e nel Seicento che le cose cambiano. E' un lungo cammino, che alla fine molto deve a Goethe, proprio lui, e alla sua singolare decisione di festeggiare il compimento dei 53 anni in famiglia, con tanto di candeline: un gesto di sconsiderato e amorevole ottimismo, un caparbio attaccamento alla vita così com'è e che duri il più possibile.

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