sabato 18 febbraio 2012

Una vita intera nel deserto dei Tartari

Figurarsi che la prima volta che mi capitò di leggere Il deserto dei tartari di Dino Buzzati fu tanti anni fa, per portarlo all'esame di terza media: lettura non dico sconsigliata per un adolescente, ma certo intempestiva, perché questo è un libro che è come il vino che invecchia acquistando un corpo diverso, arricchendosi di sfumature che fanno la differenza.

In seguito a lungo mi sono fatto accompagnare dalle sue domande metafisiche, dalla vertigine dell'attesa che inghiotte  la vita intera del tenente Drogo, magari anche dalla fame di un nemico, perché anche un nemico può regalarti un senso...

Solo più tardi ho capito che il senso è piuttosto abbandonare la fortezza e scommettere su un altrove... ma è da qui, è dal deserto dei Tartari, che bisogna sempre partire... è il deserto dei Tartari che pretende sempre da noi una risposta...

E ancora oggi torno alle pagine che mi raccontano di quell'attesa, del giorno della battaglia che forse sarà domani, o domani ancora, ma mai oggi, di quella vita che aspetta perennemente la sua chiamata, il suo banco di prova, il gesto che le attribuirà un senso, pure nella sconfitta...

E tutto questo con il passo del romanzo di avventura (senza avventura), da ragazzino appunto...

Ci sono libri che fai fatica a catalogare anche come capolavori, perché devi andare oltre un giudizio sulla qualità, non ci sono stelle o voti o categorie di valutazione che esprimano quanto un libro è entrato nella tua vita, quanto ti è stato essenziale.

Per me un libro fondamentale. Credo per parecchi.

1 commento:

  1. Verissimo Paolo! Anch'io ho provato le stesse sensazioni. L'ho letto molti anni fa, ma è sempre stato un riferimento per affrontare tante situazioni di vita. Ho vissuto in tante "Fortezze Bastiani" senza incontrare nemici. O forse non ho avuto abbastanza coraggio per affrontare la battaglia...

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