mercoledì 29 febbraio 2012

Se lo scrittore è un ghost writer

Ebbene, era deciso, sarei stata la sua ombra, il suo doppio, il suo fantasma, mi sarei insinuata nei meandri della sua anima. "Ghost writer!".

Non mi ci sarei persa, né avrei perso la mia anima, e sarebbe stato il più bel romanzo del mondo, tragico e forte - non la leggenda insipida concepita dagli agenti pubblicitari, ma un romanzo vero, e un vero romanzo.


Dopotutto, tentavo di convincermi, tra ghost writer e scrittore, dove si situava la differenza? 


Un romanziere inventa i suoi personaggi, gli dà vita, li immagina differenti da lui, e differenti gli uni dagli altri, cerca le loro voci, il loro respiro, si lascia possedere da loro fino a scoprirli, a conti fatti, nelle loro stesse differenze, ed è il miracolo della letteratura, tanti volti di se stesso.


Non era quello che ogni "negro" doveva tentare, cioé cancellarsi, lasciare passare l'altro attraverso se stesso, dargli vita, trovare la sua voce?


In fondo, ogni scrittore era un ghost writer a modo suo...

(Michel Le Bris, La bellezza del mondo, Fazi editore)

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