martedì 28 febbraio 2012

Saramago e il silenzio da cui nascono le parole

Quanto è importante usare con parsimonia le parole. E usarle con la giusta sobrietà, che per la pagina scritta vuol dire, per esempio, anche contenere quell'epidemia di maiuscole che alle parole fa tanto male.

Su tutto questo ci ha ben consigliato il grande scrittore Josè Saramago, suggerendoci, a mali estremi, la cura definitiva del silenzio.

Il silenzio, per sua definizione, è ciò che non si ode. Il silenzio ascolta, analizza, osserva, pondera e valuta. Il silenzio è fecondo. Il silenzio è la terra scura e fertile, l'humus dell'essere, la muta melodia sotto la luce solare. Su di esso cadono le parole. Tutte le parole. Parole buone e parole cattive. Il grano e la zizzania. Però solo il grano dà il pane.

Così dice Saramago e sono assolutamente d'accordo. In genere le cose si dicono meglio per sottrazione, non per accumulo.

Le parole sono seme che cade nel solco arato del silenzio. Ed è vero: se sono buone parole da esse cresce il grano che dà il pane.

Aggiungo: anche dopo, il silenzio serve, perchè è il lievito delle parole.

Non ci sarebbe discorso, senza il silenzio. Così come non ci sarebbe musica senza le pause.

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