lunedì 6 febbraio 2012

Il nobile inglese che incontrò il mistico persiano

Quanti  straordinari personaggi si incontrano, sulle pagine de Gli anelli di Saturno, il libro con cui W.G.Sebald racconta un suo viaggio a piedi attraverso la contea del Suffolk. Viaggio nello spazio, ma anche viaggio nel tempo, grazie a pagine di libri e tracce che il tempo ha consegnato al presente, come onde che vanno a morire sulla battigia dei nostri giorni.

Un personaggio è senz'altro Edward FitzGerald, poeta inglese dell'Ottocento, discendente di una nobile famiglia anglo-normanna che non cercò onori e privilegi, ma che per gran parte della vita si accontentò di abitare in un modesto cottage, vivendo di poco o niente, leggendo sregolatamente nelle più diverse lingue

Viene ricordato, da chi lo ricorda, come un poeta, però l'unica cosa che riuscì a dare alle stampa in vita fu la sua straordinaria traduzione delle quartine di Omar Khayyam, il grandissimo poeta di Persia. Dice Sebald:

FitzGerald definì le interminabili ore che aveva dedicato alla versione dei duecentoventiquattro versi del poema come un colloquio con il poeta morto.

Non era stato solo un faticoso lavoro di traduzione. Con quelle interminabili ore si era costruito un ponte di parole tra due continenti, due civiltà, tra l'Oriente medievale e l'Occidente che ancora non sapeva intravedere il suo tramonto.

Ma prima ancora un colloquio tra due poeti capaci di infondere vita alle loro parole. Il mistico persiano e il nobile che non credeva più ai suoi quarti di nobiltà. Bello.




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